Nel corso della vita insieme le coppie hanno spesso a che fare con dilemmi normativi o esistenziali nella loro relazione. Essi provengono dalle loro differenze o da situazioni nelle quali i loro desideri e bisogni non sono in sintonia (Sync).

Molte coppie arrivano in terapia sentendosi bloccate, rapite in impasse caratterizzate da un intensa reattività ed escalation, rigidità nelle posizioni di ciascuno, irrazionalità e la ripetitiva ricorrenza delle stesse dinamiche nella relazione.

Utilizziamo il termine vulnerabilità per riferirci alla sensibilità che gli individui portano dalle loro storie passate o contesti nelle loro vite presenti di intimità. Come offese che continuano a toccarci, le vulnerabilità sono causate dalle dinamiche della relazione di coppia e producono reattività e dolori acuti.

Le vulnerabilità possono essere il risultato di eventi traumatici del passato o croniche, derivate dalla famiglia di origine dell’individuo, da precedenti relazioni o dal contesto sociale.

Possono anche derivare dalla socializzazione di genere, forze iniquie o traumi socioculturali come discriminazione, povertà, marginalizzazione, violenza, dislocazioni sociali o esperienze legate alla guerra.

Esempi di vulnerabilità includono: esperienze di perdita, abbandono, abuso, umiliazione, ingiustizia, rigetto, negazione e sentimenti di insicurezza, debolezza, mancanza di protezione o inadeguatezza.

Quando la vulnerabilità viene portata dentro la relazione di coppia, l’individuo tende a percepire il rischio di anticipare il dolore. Lui o lei reagisce al attuale o percepito comportamento sofferente dell’altra persona in un modo automatico, a seconda di quanto la situazione presente è percepita nello stesso modo di una situazione stressante vissuta in passato o in un contesto al di fuori della relazione.

Il compito della terapia di coppia o della mediazione è quello di rendere i partners più consapevoli rispetto alla dinamiche relazionali che stanno orientando la vita di coppia.

Lo incipit di una buona psicoterapia di coppia risiede nella possibilità di trovare una nuova chiave di lettura della crisi, dove il conflitto è interpretato prima ancora di proporne il suo superamento, allo scopo di poter rimanere uniti, secondo il principale criterio della volontà di rimanere insieme.

La mediazione familiare, invece, interviene in una fase in cui la coppia ha già deciso di separarsi e ci si avvia alla definizione dei parametri organizzativi per la gestione dei figli e per il loro mantenimento economico.

In generale la terapia di coppia agisce su un sistema disfunzionale che deve essere curato, il mediatore familiare, invece, ha la funzione di cercare modalità che utilizzino al meglio le risorse della coppia già separata, o in via di separazione.

L’obiettivo della mediazione familiare è sempre quello di giungere a una pacifica definizione dei termini di separazione e delle condizioni migliori per i figli. Un buon percorso di mediazione familiare ha come obiettivo principale la sistematizzazione del principio basilare di protezione degli interessi del minore e della garanzia dei bambini alla bi-genitorialità.

Il processo di cambiamento è facilitato da consapevolezza, cambiamento comportamentale, negoziazioni e la creazione di alternative narrative basate su maggiore empatia e connessione.

Per approfondimenti sulla vulnerabilità in coppia: ” The Vulnerability Cycle: Working With Impasses in Couple Therapy” Sheinkman e Fishbane

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