Il concetto di famiglia nell’arco degli anni ha sicuramente cambiato significato in base al modificarsi della sua struttura. Siamo passati da una concezione di famiglia patriarcale, ad un visione di famiglia matriarcale, per poi ambire sempre di più ad una parità di ruolo.

Ciò che non cambia è il significato generale che associamo a questo concetto.

La famiglia è un gruppo di persone che condivide una storia unito da un legame di sangue o da un impegno di accudimento reciproco (Minuchin, 1996).

Tutte le storie famigliari sono attraversate da momenti critici più o meno prevedibili (matrimonio, nascita di un figlio, adolescenza, uscita di casa dei figli, morte, separazioni…), dove per “critici” intendiamo tutti quei momenti dove la struttura famigliare va più o meno a ristrutturarsi.

LE FAMIGLIE RICOMPOSTE

Il cambiamento più evidente nella concezione di famiglia riguarda la diffusione delle famiglie ricostruite a seguito di separazioni o divorzi. Tali configurazioni familiari, modificano non solo la coppia, ma anche gli intrecci intergenerazionali (nonni-nipoti, suoceri…) generando nuove complesse reti di relazione.

Ciò che caratterizza una famiglia ricomposta è la presenza di una coppia con o senza figli, sposata o convivente, in cui almeno una delle due parti proviene da una precedente esperienza matrimoniale conclusasi con una separazione o un divorzio. Con l’aggettivo ricomposta si fa particolare riferimento al fatto che nuovi membri entrano nella famiglia, pur non sostituendosi ai precedenti, semmai si uniscono creando un sistema più complesso di relazioni.

COMPITI DI SVILUPPO DELLA FAMIGLIA RICOMPOSTA

La famiglia ricomposta è chiamata ad affrontare compiti di sviluppo proprio per la sua ricomposizione. Tra le fasi principali e i relativi compiti di sviluppo che la famiglia ricomposta deve affrontare sono stati individuati:

– Costituire un’identità di coppia solida e matura

– Ridefinire i precedenti legami tra genitori biologici e figli

– Sviluppare relazioni adeguate tra genitori acquisiti, figli acquisiti e fratelli acquisiti

– Costruire un senso di appartenenza alla nuova unità familiare

Carter e McGoldrick (1989) si sono focalizzate su tre stadi supplementari, con relative sotto-fasi, che contraddistinguerebbero il ciclo vitale delle famiglie coinvolte in un processo post separazione e di conseguente ricomposizione:

  1. Stadio della pianificazione e attuazione del divorzio.

È una fase suddivisa in tre momenti:

A) Fase della presa di decisione di separarsi. Implica l’accettazione sia dell’incapacità di risolvere le tensioni matrimoniali necessarie per continuare la relazione come anche delle proprie responsabilità nel determinare il fallimento del matrimonio.

B) Fase della pianificazione dello scioglimento del sistema. Comporta l’individuazione e l’attuazione di soluzioni verso realtà conflittuali che riguardano la custodia, la frequentazione dei figli, gli aspetti economici ed i rapporti con i parenti, che risultino vantaggiose per tutti i membri del sistema familiare.

C) Fase della separazione. Richiede soprattutto l’accettazione della perdita della famiglia unita, la sistemazione al nuovo status di single, la disponibilità a mantenere un rapporto collaborativo riguardo alla funzione genitoriale, rinunciando però al legame affettivo con l’ex-coniuge, e la riorganizzazione delle relazioni con i membri della famiglia allargata.

D) Fase del divorzio. Necessita il superamento del dolore, della rabbia, del senso di colpa; l’abbandono delle fantasie verso la riunificazione e, contemporaneamente, il recupero graduale di speranze, sogni e aspettative legate all’istituzione del matrimonio.

       2) Stadio del post-divorzio.

È la fase che fa riferimento ai nuclei mono-genitoriali. Per il genitore affidatario, implica un atteggiamento flessibile e l’impegno a non impedire la frequentazione e la funzione genitoriale dell’ex-coniuge e dei suoi familiari, oltre a ricrearsi una propria rete sociale. Per il genitore che non abita con i figli questo comporta la possibilità di trovare il modo di proseguire nel proprio compito educativo e di non creare un rapporto competitivo e contrapposto con l’ex-coniuge ed i suoi familiari.

      3) Stadio della formazione della famiglia ricostituita.

A) Fase dell’inizio di una nuova relazione. Questo periodo di vita richiede, da una parte, il superamento del senso di perdita legato al primo matrimonio con tutte le sue conseguenze psicologiche, dall’altra, il reinvestimento nel matrimonio e nella formazione di una nuova famiglia, oltre alla volontà di affrontare la complessità e l’ambiguità che ciò comporta.

B) Fase di concettualizzazione e pianificazione del nuovo matrimonio e di una nuova famiglia. In questa fase è necessario che l’adulto riconosca e accetti i propri timori, quelle del suo nuovo compagno/a e quelle dei figli, riguardo al “ri-matrimonio” e alla formazione di una nuova famiglia. Trattandosi di una nuova condizione di vita diventa fondamentale il rispetto dei tempi di ognuno per adeguarsi alla complessità ed alla ambiguità del nuovo legame. Questo atteggiamento di rispetto è dovuto soprattutto alla molteplicità dei nuovi ruoli, ai confini di spazio, tempo, appartenenza e autorità, alle problematiche affettive come i sensi di colpa, i conflitti di lealtà, il desiderio di mutualità, le ferite legate al passato e mai rimarginate.

 C) Fase del ri-matrimonio e della ricostituzione di un nuovo nucleo. Questo stadio prevede l’accettazione di un diverso modello di famiglia provvisto di confini aperti; la riorganizzazione di questi confini per includere il nuovo partner come “terzo genitore”; la capacità di apertura e di condivisione verso le relazioni dei figli con l’ex-coniuge ed i suoi familiari con la disponibilità di mettere in comune vissuti passati e storie di vita, per allargare l’integrazione all’interno della famiglia ricostituita.

L’obiettivo della famiglia ricomposta dovrebbe essere quindi quello di realizzare un affiancamento delle esperienze precedenti alla nuova esperienza familiare. I membri della famiglia non si sostituiscono nei rispettivi ruoli, quanto piuttosto sono chiamati ad integrare gli stessi, con la possibilità di rendersi punti di riferimento per gli altri, anche se non biologicamente legati.

La sfida principale indotta dalla complessità delle famiglie ricomposte è rappresentata dal dover costruire un’identità familiare, e far sì che tutti i membri possano sviluppare un senso di appartenenza a essa, senza avere una storia pregressa comune e condivisa. Ciò significa, nell’ottica del benessere psicologico dei figli, ridefinire i precedenti legami tra genitori e figli, mantenere i rapporti con i genitori non conviventi, sviluppare relazioni adeguate tra genitori acquisiti, figli acquisiti e fratelli acquisiti, preservare i rapporti con le famiglie di origine dei genitori biologici, e infine sviluppare nuove relazioni con la famiglia estesa del genitore acquisito (Malagoli Togliatti, Lubrano Lavadera, 2002).

CONCLUSIONI

Nelle famiglie ricomposte non si è chiamati a rispondere solo ai compiti di sviluppo tipici del ciclo di vita di una famiglia tradizionale. Si evince la necessità di ripensarsi all’interno di una dimensione nuova, all’interno della quale inevitabilmente si rifletteranno le esperienza personali precedenti, le pregresse storie famigliari e le reciproche e soggettive aspettative. Occorre sapersi predisporre ad un ottica di inclusione per consentire a tutti i membri della famiglia di poter sviluppare un nuovo senso di appartenenza, senza aspettarsi di poter sradicare le proprie origini, ma affacciandosi ad un nuovo scenario di possibili intrecci relazionali.

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